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Mettersi in proprio a 40 anni e non pentirsi

Mi sono messo in proprio e lo rifarei

Un articolo di Gianfranco Viasetti - scritto il 9 Maggio 2017

"Per interessare i lettori devi raccontare storie, parlare di te e dire qualcosa che possa essere utile a chi ti legge. Se parli solo dei tuoi prodotti difficilmente riuscirai a distinguerti dai competitor. A molte persone interessa sapere come sei diventato quello che sei."

Molti anni fa lessi questa frase in un libro di cui non ricordo il titolo e la feci mia. Mi è sempre piaciuto leggere le storie degli altri. Forse agli altri piacerà leggere le mie - ho pensato.

Ogni tanto racconto una storia, rigorosamente vera, anche se raramente lo faccio sulle pagine di questo sito, di solito posto queste storie sulla mia pagina Facebook. Ma quando vedo che il post viene ritenuto dai lettori particolarmente interessante, quando viene condiviso, quando abbondano i commenti, decido di pubblicarlo su questo sito. In sostanza uso Facebook come un banco di prova per capire se una notizia interessa o meno.

L'articolo che trovate qui di seguito ad esempio, prima di pubblicarlo sul sito, l'ho postato il 3 Maggio 2017 sulla nostra pagina Facebook e dopo un paio di giorni ho controllato i risultati del post. Considerato il numero dei FAN (circa 3.000) i risultati erano ottimi:

  • Visualizzazioni organiche (non a pagamento): 1.092
  • Numero di Like: 67
  • Numero di utenti che hanno commentato: 12

Questo è il contenuto del post:

Lo stress di chi (non) si mette in proprio

Ricordo quando 30 anni fa decisi di abbandonare un posto sicuro e ben retribuito per mettermi in proprio.

"Ma chi te lo fa fare? Sei diventato matto? Hai famiglia, 2 figli, e tua moglie fa il part-time!" mi dicevano parenti, colleghi ed amici.
E confesso che certi giorni lo pensavo anch'io. Solo mia moglie era d'accordo, e se continuerai a leggere capirai perché.

Lavoravo alla Xerox. Avevo un buon stipendio, provvigioni, rimborso spese, tredicesima, quattordicesima, ferie pagate, corsi di formazione, viaggi premio.

La Xerox pagava bene i propri dipendenti, e poteva permetterselo perché all'epoca guadagnava molto. Era l'azienda leader indiscussa nel suo settore. Xerox era sinonimo di copiatrici in tutto il mondo, come IBM era sinonimo di computer e Polaroid di foto istantanee.

Ma allora perché desideravo tanto mettermi in proprio? Perché tanta voglia di rischiare facendo un salto nel buio?

I motivi erano diversi. C'era l'inevitabile stress a cui ero sottoposto giornalmente; a parte il fatturato richiesto, tutte le sere, dalle 18 alle 19, dovevo telefonare al mio capo per raccontargli dettagliatamente cosa avevo fatto durante il giorno: quante visite, con chi avevo parlato, che copiatrici avevano, quante copie facevano, quante trattative erano nate (se non ne erano nate dovevo spiegare i motivi), avevo fatto ordini? Quando pensavo di farne uno..

13 anni così tutte le sere.

E non era facile neppure telefonare; nel corso di un'ora eravamo una decina di persone a doverlo fare, e quindi spesso il capo era occupato e lo si doveva richiamare finché lo si trovava libero. E se non si riusciva a parlargli entro le 19 era una mezza tragedia. Il giorno dopo ti chiedeva come mai non avevi chiamato la sera prima e bisognava fornire una spiegazione convincente.

E tutto questo l'ho fatto tutti i giorni per quasi 13 anni. 2.990 volte! Arrivavo a casa sempre più stressato. Finché arrivai al punto in cui non ce la facevo più. E diedi le dimissioni con decorrenza immediata.

Cosa fare dopo? In quei giorni non lo sapevo ancora, mi presi 3 mesi di tempo per rilassarmi e riflettere su "cosa volessi fare da grande".

E decisi che non avrei mai più fatto il dipendente.

Durante i 3 mesi di relax lessi diversi libri su come mettersi in proprio e diventare padroni della propria vita, e mi convinsi a fare questo passo.

Mi sono mai pentito? Se tornassi indietro lo rifarei?

La risposta è SI ad entrambe le domande.

Durante i primi 2 anni di lavoro da libero professionista, quando trascorrevo le giornate a suonare campanelli per proporre alle aziende i miei servizi, quando mi fermavo fuori a pranzo e dovevo pagare di tasca mia, quando la benzina nessuno me la rimborsava più, quando le ferie non potevo più permettermi di farle, quando a fine mese non arrivava lo stipendio, mi è capitato molte volte di pentirmi, ma fortunatamente durava poco tempo.

Quando arrivava sera e mi rendevo conto di non dover telefonare al mio capo per raccontargli come avevo trascorso la giornata, mi sentivo felice della scelta.

Ancora oggi, a distanza di oltre 30 anni, faccio spesso un sogno ricorrente. Nel sogno lavoro ancora alla Xerox e da molti giorni non telefono al capo perché non ho nulla da raccontargli, nulla di ciò che lui vorrebbe sentirsi dire. Non ho trattative in corso e non ho fatto ordini. Come faccio a dirglielo?

Rimando la telefonata di giorno in giorno, ed ogni giorno che passa è peggio perché diventerà sempre più difficile o addirittura impossibile giustificarmi.

Mi sveglio da questo incubo ricorrente tutto sudato. Forse dovrei parlarne con uno psicanalista.

Ma se tornassi indietro lo rifarei. Non ho alcun dubbio su questo.
Il lavoro che ho scelto liberamente di fare mi ha dato e mi da tante soddisfazioni. I clienti, salvo alcune eccezioni, mi danno grandi soddisfazioni. Mi sento gratificato per quello che faccio. Sono felice di aver scelto un lavoro che mi consente di aiutare gli altri a risolvere problemi.

Quando un cliente mi dice: "Non finirò mai di ringraziarti, grazie al tuo lavoro la mia vita è cambiata da così a così", oppure "Quando ci siamo incontrati la prima volta, stavo fallendo, avevo deciso di cessare l'attività, ma poi, grazie a te, è cambiato tutto, ho assunto persino due nuovi dipendenti per far fronte alle richieste"... capisco di aver fatto la scelta migliore che potessi fare.

Certo, non sono cose che mi dicono tutti i giorni, ma quando capita mi sento strafelice di aver fatto una scelta sofferta ma che mi ha consentito di guadagnare quanto serve a me e alla mia famiglia per vivere dignitosamente e di far lavorare e guadagnare anche i miei figli.

E, nello stesso tempo, di aiutare molte persone ad essere più felici, a stare meglio.

Gianfranco Viasetti


 

I commenti

Ecco alcuni dei commenti lasciati da nostri clienti e altri utenti sulla pagina Facebook dove abbiamo pubblicato il post:

 

come mettersi in proprio a 50 anni
mettersi in proprio a 40 anni - commenti dei clienti

 

P.S.: questo articolo non è stato ritenuto interessante solo da Facebook e dagli utenti che seguono la nostra pagina, ma anche da Google. Il giorno dopo la pubblicazione era già in prima pagina cercando "mettersi in proprio a 40 anni".

 

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