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Creare un sito e-commerce costa sempre di meno

Autore: - Articolo scritto il 3 Luglio 2013

Creare un e-commerce costa sempre meno

quanto costa creare un ecommerce?

Ma farlo trovare dai potenziali clienti costa sempre di più.

 

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Più passano i mesi, gli anni, più è facile ed economico creare un sito e-commerce. E’ come con i provider, con l’abbonamento ad internet e con tante altre cose che riguardano l’informatica, il software, l’elettronica, la telefonia mobile.

Quando nel 1997 ho registrato il dominio viasetti.it, spendevo per l’hosting del sito circa 300.000 lire all’anno. Oggi mi costa 20 euro.

L’abbonamento ad internet nel 1997 non era flat e non c’era l’ADSL. Mi arrivavano bollette dalla Telecom di 600/700.00 lire al bimestre. Ora un abbonamento flat ADSL lo si può avere con 20 euro al mese o poco più.

Non parliamo dei primi cellulari e soprattutto dei costi delle telefonate. Bisognava essere ricchi per poterseli permettere.

Avendo la necessità di essere rintracciato mentre ero fuori ufficio, per anni ho utilizzato il Teledrin della Motorola. Quando mi cercavano vibrava e sul display vedevo il numero del mittente. Dovevo andare in una cabina telefonica per richiamarlo. Costava più di un cellulare. La tastiera di un PC IBM costava quasi 300.000 lire.

E questo cosa c'entra con i siti e-commerce?

Oggi esiste la possibilità di crearsi un e-commerce gratuitamente o quasi. E chi non è capace di farlo da solo può rivolgersi ad uno dei tanti miei colleghi ed averlo già pronto con 900/1.000 euro. Con gli anni è aumentata a dismisura la concorrenza e ovviamente i prezzi si sono ridotti.

Ma proprio questa riduzione di prezzi, unita alla possibilità di crearsi facilmente un ecommerce, ha contribuito a rendere sempre più difficile e più costoso far trovare il sito ai potenziali clienti. Essere visibili.

Internet è come un Centro Commerciale, con tanti negozi

Internet è come un Centro Commerciale con tanti negozi, e ognuno di loro vorrebbe essere in una posizione più visibile rispetto agli altri. Tutti vorrebbero trovarsi nei 10 posti in prima fila (la prima pagina di Google).

Mentre 16 o 17 anni fa questo era relativamente facile in quanto nel "centro commerciale" c’erano pochi negozi, più passano i mesi e gli anni, più il centro commerciale diventa grande e più negozi arrivano (nascono ogni giorno, specialmente in tempo di crisi). I posti in prima fila sono però rimasti 10, non sono aumentati. Ora ci sono i social network, è vero, ma se parliamo di vendere non dobbiamo contare molto su Facebook & c. Abbiamo bisogno ancora di essere in prima fila su Google, purtroppo.

Ma finire ai primi 10 posti quando i concorrenti erano 100 richiedeva poche risorse e capacità. Bastava essere più bravi e preparati del 90% degli altri che facevano il nostro lavoro. Ora che i concorrenti sono milioni bisogna essere più bravi del 99,999% degli altri. E questo è difficile e costoso (e anche presuntuoso solo pensarlo).

10 o 15 anni di esperienza aiutano, ma da soli non bastano. Serve anche tanto tempo, e il tempo di un professionista costa. L’affitto del software professionale necessario per analizzare i siti dei competitor costa. Il tempo richiesto per tenersi aggiornati sugli algoritmi dei motori e sulle strategie della concorrenza è infinito, e anche questo ha un costo. Infine c'è il tempo richiesto per i test di reverse engineering.

E più passa il tempo, grazie alla sempre maggior facilità con cui ognuno può aprire un sito e-commerce, più saranno i siti concorrenti e più bisognerà lavorare per riuscire a superarli. E il prezzo da pagare per avere visibilità, per essere in prima fila, sarà sempre più alto.

Questo vale non solo per il posizionamento organico in Google, ma anche per chi è disposto a pagare AdWords per essere ai primi posti.

Se siamo in 1.000 disposti a pagare per essere primi con una certa keyword, Google ci chiederà sempre di più per accontentarci. Tra qualche anno saremo in 10.000 a voler essere primi con certe keyword. Come farà Google ad accontentarci tutti?

Ma allora oggi non si può più aprire un e-commerce?

Chi vuole aprire un e-commerce oggi e vuole avere qualche probabilità di vendere qualcosa deve scordarsi il sito fatto dall’amico o dall’amico dell’amico. Spenderebbe poco, ma sarebbero soldi buttati.

Si ritroverebbe con un sito che nessuno troverà mai. A meno che si sia disposti ad investire decine o centinaia di migliaia di euro per creare un sito in grado di competere (o almeno TENTARE di competere) con i soliti siti arcinoti che troviamo sempre in prima pagina su Google nei rispettivi settori merceologici. Parlo di zalando, amazon, mediaworld, marcopolo, trivago, ebay, ciao, subito, quei nomi che tutti conosciamo.

Quando qualcuno mi chiede un sito ecommerce per vendere scarpe (tipo zalando, qualcuno mi dice) e ha un budget di 4/5.000 euro, cosa dovrei rispondergli? OK, facciamolo?

Sono sicurissimo che qualcuno dei miei colleghi darebbe (darà) questa risposta. Ti diranno: lascia fare a noi, facciamo una pagina su Facebook, ti facciamo avere 5.000 fan, mettiamo dei video su Youtube, facciamo marketing virale, vedrai che successo!

Non tutti in fondo sono disposti a rinunciare a 5.000 euro che piovono dal cielo. Ma questo è un altro discorso. Ciascuno deve rispondere alla propria coscienza.

Ma tutti dicono che il fatturato dell'e-commerce è in aumento!

Il fatturato dell’ecommerce in Europa aumenta ogni anno del 15% (qualche studio parla del 12%, altri del 18%). Perché mi dite che gli e-commerce non funzionano?

Per tutti i motivi sopra descritti.

Il fatto che in Italia il fatturato dei siti e-commerce aumenti ogni anno del 15% non significa che il tuo venderà!

Ogni italiano mangia in media 2 polli al mese. Bene, ma c’è chi ne mangia 4 e chi neanche uno (io ad esempio ne mangio uno ogni 2 anni).

Molti, inspiegabilmente, non danno al concetto di MEDIA il giusto significato.

Zalando nel 2012 ha raddoppiato il fatturato rispetto all'anno precedente. Questo significa che molti altri ecommerce l’hanno ridotto. Molti hanno chiuso pur avendo costi di gestione irrilevanti. Cosa ti costa tenerlo aperto anche se vendi solo 6 bottiglie di vino all'anno? - ho chiesto ad un utente che mi aveva chiesto se valesse la pena tenere il sito. - Mi costa 360 euro all'anno di hosting - mi ha risposto.

Non guardiamo solo il fatturato, guardiamo gli utili

Non dovremmo guardare solo i dati relativi al fatturato dei siti e-commerce, ma anche e soprattutto i dati relativi agli utili.

E’ questo che la stampa, gli studi di autorevoli economisti, la TV, i blog, i forum, le conferenze degli “esperti” delle associazioni del commercio elettronico e no non ci dicono. Parlano sempre di fatturato, non di utili, non delle migliaia di siti ecommerce che chiudono ogni anno in Italia. Parlano delle migliaia che nascono, di chi ha avuto il coraggio di buttarsi nella new economy.

I leader del mercato dell’e-commerce sono quasi sempre coloro che hanno fatto investimenti giganteschi e che sono partiti prima degli altri.

20 aziende europee dell’e-commerce fatturano il 70% dell’intero settore.

Parliamo ancora del successo di Zalando

Il gruppo Zalando, come scritto sopra, nel 2012 ha raddoppiato il fatturato rispetto all’anno precedente, passando da 510 milioni di euro a 1,15 miliardi. Zalando è stata la prima azienda europea a superare il miliardo di euro dopo solo quattro anni di attività.

Ma quanto ha guadagnato? Nel 2012 ha avuto una perdita di 92 milioni di euro.

Lo ripeto, non guardiamo solo il fatturato dell’ecommerce, guardiamo anche gli utili.

Eppure molti di coloro che mi scrivono continuano ad ignorare totalmente cosa significhi fare un e-commerce che funzioni.

Mi chiedono: quanto costa fare un e-commerce (programma prestashop o magento, personalizzazione grafica, costo annuo dell’hosting). Non mi chiedono altro. Se non fossi io a chiedere se vogliono anche essere trovati in Google, molti non me lo chiederebbero neppure; non perché non gli interessi, ma perché non ci pensano oppure danno per scontato che una volta online il sito lo troveranno ed inizierà a vendere.

Non si rendono conto che il costo del programma, della grafica, dell’hosting è solo una parte insignificante dei costi che dovranno sostenere se vogliono avere anche la minima probabilità di vendere a qualcuno che non sia l’amico, il collega o il vicino di casa.

I costi veri iniziano dopo che il sito è stato pubblicato

I costi inizieranno dopo che il sito è andato online. Bisogna promuoverlo, mettere in atto strategie per la visibilità e l’acquisizione dei clienti, pubblicità con il pay per clic di AdWords o su Facebook (per chi ci crede), parlare del sito in vari blog tematici, fare campagne con banner, creare continuamente contenuti esclusivi da pubblicare sul sito stesso o su altri siti (article marketing). Fare campagne di mail marketing (io lo chiamo fare spam), fare SEO, ammesso serva quando abbiamo 20 milioni di concorrenti e almeno 10.000 sono ricorsi a SEO.

Poi, sembra ovvio, ma non lo è per tutti, ci sono i costi fiscali e per la gestione dell'attività. Non basta avere la P. IVA per vendere online.

Tantissimi sono convinti che l’importante sia fare il sito ed inserire gli articoli, poi si venderanno, Come no! E’ come se aprissi un negozio di cellulari in un vicolo chiuso dove non passa mai nessuno e che si trova a 100 metri da un centro commerciale con 100.000 negozi che vendono cellulari.

Ma allora cosa si può fare?

Ma allora cosa posso fare? Non ho lavoro ne soldi, devo pur inventarmi qualcosa per vivere – Avete scritto anche voi che il posto fisso non esiste più e che è necessario inventarsi un lavoro. - mi ha detto pochi giorni fa un utente di questo sito.

E’ vero, ma inventiamoci un lavoro che funziona, che abbia buone probabilità di farci guadagnare. Non basta essere grandi appassionati di internet (come mi ha scritto un utente) per vendere e guadagnare.

Quando nel 1986 decisi di mettermi in proprio non facevo ciò che sto facendo oggi, e nemmeno ciò che facevo 15 anni fa. Quando una cosa non funziona più dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

27 anni fa mi occupavo di assistenza PC, programmazione e consulenza per l’acquisto di apparecchiature per ufficio. Quando i PC, le copiatrici, i fax ed i sistemi di videoscrittura sono diminuiti di prezzo al punto tale che non era più conveniente per i clienti pagarmi per una consulenza o per riparare un computer ho cambiato attività. Ho iniziato a proporre corsi aziendali di Office. Quando 10 anni più tardi è diminuita l’esigenza delle aziende di rivolgersi ad un formatore esterno per questi corsi (il software era sempre più intuitivo da usare e i nuovi assunti sempre più esperti nell’utilizzo di Office) ho cambiato di nuovo attività, ho iniziato ad occuparmi di siti web. Ed è ciò che faccio da 17 anni. Il giorno che non funzionerà più cambierò nuovamente.

Inventiamoci un lavoro che la gente richiede

Inventiamoci un lavoro che la gente richiede, non solo perché piace a noi o non costa fatica farlo. L’e-commerce nell’immaginario collettivo è un qualcosa che ci consente di guadagnare senza fare fatica. Stando magari su una spiaggia a prendere il sole mentre arrivano gli ordini. Ma quali ordini?

Un paio di settimane fa un utente mi ha scritto: “ho da 6 mesi un e-commerce ed ho fatturato finora 20.000 euro. Cosa ne pensa, si può migliorare?”

Quanto ha guadagnato in questi 6 mesi - ho chiesto. Nulla, anzi, sono in perdita di quasi 3.000 euro. Devo pagare un portale per far trovare il sito… cosa altro potrei fare? Se avessi letto prima i vostri articoli non avrei aperto questo sito.

 

Gianfranco Viasetti, studio Viasetti, 3/07/2013

 

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